09 marzo 2018 11:40 | Alberto Fabbri

La nuova vita di Adailton. Dal campo alla panchina nell’amata Verona

“Adesso faccio il vice allenatore alla Virtusvecomp, in Serie D. Per adesso stiamo andando bene ma bisogna continuare così. Un giocatore è come un figlio per me. Il passaggio più difficile è capire che non sei più un giocatore ma l’allenatore. Cambiano tantissime cose: l’approccio psicologico con il gruppo, il come comunicare certi messaggi. Cambia il tono della voce, perché il tono ti dà autorità. Io sono uno di quelli che accetta il confronto e lascia margine di dialogo ma sulle decisioni non transige: le prende chi allena. Il riuscire a trasmettere il proprio pensiero è la parte più importante e più difficile allo stesso tempo. Urlare? No. Preferisco parlare il tono fermo e sicuro. In alcuni casi deciso. Ma senza urla. Timore no, rispetto si, sempre. Il giocatore deve capire che fare due metri in più o due in meno è tutto per la squadra. E’ come gestire un… figlio! - ha dichiarato Martins Bolzan Adailton a gianlucadimarzio.com - A Verona, il suo grande amore, città dov’è tornato a vivere con tutta la famiglia, Ada ha imparato molto da Prandelli e Malesani. “Il primo, con i giovani, era fenomenale. Da Cesare ho capito l’importanza dei movimenti senza palla. Malesani puntava tutto sul bel calcio”. Chi, però, gli ha fatto scoccare la scintilla per diventare allenatore è stato Gasperini, ai tempi del Genoa. “Un giorno mi disse ‘sei uno dei calciatori tatticamente più intelligenti che abbia mai allenato’ e credimi è stato un onore. Ricordo quanto si arrabbiava con chi perdeva tempo a giocare alla playstation oppure al fantacalcio! Spero di andarlo a trovare presto e vedere i suoi allenamenti. Mi ha dato convinzione e la forza di puntare sulla carriera da allenatore”.

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