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“Ciao Mondo”. La Fiorentina ricorda Emiliano Mondonico
Proprietà, Dirigenza e tutta la Fiorentina si stringono alla famiglia per la scomparsa di Emiliano Mondonico. Emiliano, oltre ad essere stato un grande tifoso viola, è stato l’allenatore che ha riportato la Fiorentina in Serie A nel 2004 e per questo resterà per sempre nella storia e nei nostri cuori. Mondonico è sempre rimasto vicino alla Fiorentina e siamo felici di averlo celebrato in occasione della festa dei 90 anni della Società Viola, come uno dei più importanti allenatori della storia gigliata. Fonte e foto ACF Fiorentina
Franco Zuculini: “Pazza corsa verso la salvezza. Noi ci crediamo. Ci attendono due mesi di battaglie. Contro l’Inter non partiamo battuti”
“Non c’è nessuna partita con il pronostico chiuso in partenza. Ogni gara giocata, ed in questo momento in ogni partita della stagione, bisogna scendere in campo per dare il massimo. Anche l’Inter avrà i suoi problemi contro di noi. Ve lo assicuro. La sfida col Benevento? Adesso noi dobbiamo pensare alla partita di sabato. Questa per noi è la partita delle partite. Dalle 17 di sabato inizieremo a pensare alla gara di Benevento. Non prima, non serve. Con quattro vittorie è fattibile la salvezza? Noi dobbiamo cercare di fare il possibile dalla partita di sabato. Alla fine vedremo. Io ci credo, adesso lavoriamo tutti insieme ogni giorno, e so quanto la squadra voglia raggiungere l’obiettivo che ci siamo posti - ha dichiarato Franco Zuculini a L’Arena - Raggiungere la salvezza, per tutti noi deve diventare una ossessione per i prossimi due mesi. Tutti noi, chi giochi e chi non gioca, dobbiamo essere al massimo in questa pazza corsa alla salvezza che, sono convinto, vinceremo. Possono bastare 34 punti per salvarsi? Penso di sì, magari per sicurezza meglio farne 35. Sono alla nostra portata, dobbiamo farli assolutamente. Pecchia ci trasmette una grande carica. Se posso giocare una gara dall’inizio? Io sono pronto. È chiaro che mi devo gestire ma dipende sempre dal mister, chiaramente. Abbiamo due mesi di battaglie. Più punti facciamo e prima arriva questa salvezza. Lo ripeto: noi ci crediamo”.
Porte chiuse a Peschiera
Da oggi, Peschiera blindata. L’Hellas Verona di Fabio Pecchia si allenerà a porte chiuse in vista della sfida in programma sabato a San Siro contro l’Inter.
Malesani: “Il calcio mi manca. Mi piacerebbe allenare una Nazionale”
“L’idea di aprire un’azienda vitivinicola mi era venuta in occasione di una trasferta di Coppa con il Parma, a Bordeaux. Era il ‘99. La Giuva ha cominciato a prendere forma quattro anni più tardi: ho restituito alla mia terra molto di ciò che il calcio mi ha dato. Vivo ancora con mia moglie e con Giulia e Valentina, le mie figlie, il mio orgoglio. Ho dato occupazione a giovani come Giacomo Dai Pré, 21 anni, il nostro cantiniere factotum e come il gruppo dei miei bravissimi dipendenti albanesi, altro che veronesi razzisti. Essi dimostrano quanto l’integrazione sia possibile, quando si è onesti e si ha voglia di lavorare. Quella che molti italiani non hanno più, se non proponi loro un incarico impiegatizio o dirigenziale, da colletto bianco, purchè stacchi il venerdì alle cinque del pomeriggio e riattacchi il lunedì mattina alle nove - ha dichiarato Alberto Malesani al Corriere dello Sport - Il calcio? Mi manca. Se ricevessi una proposta allettante, l‘accetterei: Giulia e Valentina sono talmente brave da guidare La Giuva anche senza di me. Sa che cosa mi piacerebbe? Allenare una Nazionale, anche piccola: completerebbe il mio bagaglio personale. La mia ultima esperienza a Sassuolo è stata traumatica, ma conosco bene gli incerti del mestiere, anche se avrei voluto avere più tempo rispetto al poco che mi è stato concesso. Una domanda, però, mi porto dietro e, se potessi, la rivolgerei al signor Squinzi, persona eccellente, che stimo e rispetto. Proprio per questo, mi ha fatto molto male leggere la sua risposta al quesito di un cronista: qual è stato l’errore pù grande che lei abbia commesso nel calcio? E Squinzi: “Prendere Malesani come allenatore del Sassuolo”. Se mi ritrovassi di fronte al patron nervoverde gli chiederei semplicemente perché? Perché ha detto questo? A volte mi chiedo da dove nasca il pregiudizio. Evidentemente, a onda la sua origine nel mondo del calcio che pullula anche di invidiosi e di luoghi comuni. Dopo l’esperienza di Sassuolo, un procuratore mi ha detto: “Alberto, rassegnati, non allenerai più”. Sulle prime non ho capito le ragioni della sua a ermazione, ma il tempo passa e quelle parole a volte mi ritornano in mente. Eppure, in ventitré anni di carriera, dal Chievo al Parma al Panathinaikos, credo di avere dimostrato ciò che valgo e, quando ho vissuto momenti no, ho sempre ricominciato, senza dimenticare mai che, nella vita, prima di tutto bisogna essere umili. Io non sono mai cambiato e non cambierò certo adesso. Il ciclismo è un’altra mia grande passione. Ha visto come le ho disposte? Una in direzione salita, l’altra verso la pianura, la terza in discesa: è una metafora della vita, delle pedalate che dobbiamo fare ogni giorno. Senza arrendersi mai. Ne parlo spesso con Giulia e con Valentina. Condividono i miei pensieri - continua Malesani - Le mostro i miei libri. Mi piace leggere, studiare. La cultura ha un valore assoluto. Prezioso. Come l’umiltà, la lealtà, il rispetto. Sa perché la scomparsa di Astori ha suscitato un’emozione collettiva tanto profonda, così come la morte di Frizzi? Perché se ne sono andate due persone molto, molto per bene. Due persone ricche di valori autentici, che hanno saputo parlare al cuore della gente e la gente le ha riconoscute, le ha apprezzate per il modo in cui hanno vissuto. Siamo anime fragili e, in quanto tali, abbiamo bisogno di esempi come Astori e di Frizzi. Buffon? Gigi è un fenomeno. No, non mi riferisco alla sua longevità sportiva, al fatto che a quarant’anni sia ancora uno dei più forti portieri del mondo. Sarei banale se dicessi: io che l’ho avuto giovane al Parma, sapevo che sarebbe diventato il migliore. Mi riferisco alla metamorfosi di Gigi: un fenomeno quanto a leadership, comunicazione, senso di responsabilità, capacità di arrivare immediatamente al nocciolo delle questioni, senza se e senza ma. L’ho ammirato la sera con la Svezia a San Siro: ci ha messo subito la faccia, da vero capitano. Spero che, il giorno in cui lascerà l’attività agonistica, il nostro calcio sappia valorizzare l’enorme patrimonio a nome Buffon - conclude l’ex allenatore dell’Hellas Verona - Il mio lavoro alla Canon prima di fare l’allenatore? E’ lì che ho imparato quali siano i quattro punti cardinali cui fare riferimento. Me li ha indicato un manager giapponese:1) la passione: se non ce l’hai, non vai da nessuna parte; 2) lo spirito d’iniziativa: se resti con le mani in mano o ti accontenti di fare il compitino, rimani un mediocre; 3) la condivisione perché a vincere è sempre il gioco di squadra; 4), avere chiaro in testa l’obiettivo che vuoi raggiungere». I suoi li ha raggiunti, signor Malesani? “Assolutamente sì”.
Calcio in lutto per la scomparsa di Emiliano Mondonico
All’età di 71 anni si è spento l’ex allenatore di Atalanta e Torino, Emiliano Mondonico. Lottava col cancro da sette anni. Condoglianze alla famiglia Mondonico anche da parte di Hellas Live.
Il ritorno di Bianchetti: “Grazie alla famiglia dell’Hellas Verona. Ritrovare il campo a gennaio una liberazione. Pecchia uomo giusto per la salvezza”
“Potevo alzarmi soltanto indossando il busto. Non uscivo mai. Momenti duri, che ho superato con l’aiuto della mia ragazza, Debora, dei miei cari e della mia “famiglia” del Verona. Il luglio scorso mi trovavo in ritiro, sento un fastidio sempre più intenso alla schiena. Penso che sia solo un effetto dei carichi di lavoro. Invece mi sottopongo alla risonanza ed è un colpo: ho un ematoma sotto durale del midollo sacrale. Devo essere operato d’urgenza. Ero preoccupato, scosso. Sono stato sotto i ferri quattro ore e mezza. C’era il rischio che non potessi nemmeno tornare a giocare. Più ancora, nella peggiore delle ipotesi, persino che rimanessi in carrozzina. L’intervento era delicatissimo. L’equipe che l’ha eseguito, i dottori Damante e Barone del reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Borgo Trento a Verona, è stata eccezionale, come pure lo staff medico dell’Hellas, il dottor De Vita, il dottor Brotto. In quella fase il pallone non era la priorità. Dovevo star bene, rincominciare a muovermi. Ritrovare il campo a gennaio è stata una liberazione. Ora mi sento bene, ci sono. Sarebbe bellissimo poter rientrare con l’Inter, a San Siro, nello stadio delle prime emozioni, aggregato alla prima squadra ai tempi di Gasperini e Stramaccioni. Non ho debuttato, ma sono andato in panchina ed era già splendido così: ero un ragazzino, stavo tra i campioni. L’Inter rappresenta per me il club che mi ha cresciuto e in cui ho imparato molto. Dell’Inter ero tifoso da bambino, col mito di Javier Zanetti. E vedere al mio fianco uno come Samuel, per un difensore come me, era da brividi. Questo, però, è il passato - ha dichiarato Matteo Bianchetti a La Gazzetta dello Sport - Prendere punti contro un avversario in grande salute, travolgente con la Samp, ma che già era parso in ascesa contro il Napoli. La Spal ha bloccato la Juve, dobbiamo cercare di fare lo stesso con l’Inter. Per salvarsi c’è bisogno di “grattare“ dappertutto. Si sapeva che avremmo dovuto lottare. Siamo qui per questo. E Pecchia è l’uomo giusto per cogliere l’obiettivo. Cambiata la nostra difesa? L’arrivo di Vukovic ha rappresentato un innesto importante. Ma se penso alla gara con l’Inter dico che deve essere tutta la squadra a sapersi proteggere bene, e non soltanto da Icardi. Da perno dell’Under 21 con Immobile, Insigne e Florenzi, se penso di raggiungerli? Ho pagato degli errori che ho commesso, non sono riuscito a rimanere e quei livelli, ma lavoro per recuperare il tempo perduto. Ho 25 anni, posso migliorare. Comunque adesso c’è il Verona, ed è quello che conta. Di Biagio? Con lui sono diventato capitano dell’Under 21. Persona di valore. La FIGC cerca nomi altisonanti, ed è comprensibile, ma ritengo che se rimanesse lui sarebbe una scelta azzeccata. Cosa farei in caso di “esordio” a San Siro e risultato postivi dell’Hellas? Mi taglio la barba: non lo faccio da sette anni. Rasarmi i capelli a zero? Quello meglio di no: la mia fidanzata si arrabbierebbe troppo”.
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Buon compleanno
Tanti auguri a... Nicola Corrent. Il vice allenatore ed ex centrocampista dell’Hellas Verona oggi festeggia 39 anni
Tanti auguri
Buon compleanno a... Sebastiano Siviglia. L’ex difensore dell’Hellas Verona oggi compie 45 anni.
Peschiera, Calvano in gruppo, differenziato per Felicioli, Verde e Heurtaux. Da domani porte chiuse
Seduta di allenamento per i gialloblù allo Sporting Center 'Il Paradiso' di Peschiera, in preparazione della sfida di sabato contro l'Inter. La squadra, agli ordini dell'allenatore Fabio Pecchia, ha svolto una prima fase di riscaldamento e un lavoro di forza in palestra. Successivamente spazio ad una serie di esercitazioni tattiche, prima di concludere la seduta con una partitella finale. Simone Calvano si è allenato con i compagni, lavoro differenziato per Gian Filippo Felicioli e Daniele Verde, rientrati dai rispettivi impegni con la nazionale, e per Thomas Heurtaux, a causa di un sovraccarico al ginocchio sinistro. Domani è in programma una seduta mattutina (ore 11) a porte chiuse. Fonte: hellasverona.it
Charity Stars, la fascia da capitano di Romulo delle 100 presenze in Serie A all’asta per ABEO
L'Hellas Verona è ancora al fianco di ABEO, l'organizzazione di volontariato in favore del bambini emopatici oncologici, affetti cioè da tumori solidi e leucemie. Il Club gialloblù ha donato al circuito Charity Stars la fascia da capitano personalizzata, indossata e autografata da Romulo in occasione di Lazio-Hellas Verona del 19 febbraio, quando il capitano del Verona ha raggiunto il traguardo delle 100 partite disputate in Serie A. La fascia è stata messa all'asta sul sito di Charity Stars e rimarrà a disposizione fino a mercoledì 4 aprile: un gesto di solidarietà che contribuirà a sostenere i progetti dell'associazione, aiutandola ad offrire cure e assistenza ai piccoli pazienti. Fonte: hellasverona.it
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