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Classifica Serie A 1984/85
L’Hellas Verona di Osvaldo Bagnoli si laurea campione d’Italia a Bergamo con 43 punti, grazie a 15 vittorie, 13 pareggi e 2 sconfitte.
Gialloblù superstar abbiamo vinto il tricolor!
35º anniversario scudetto Hellas Verona nel ricordo di Roberto Puliero
Unico. Come l’impresa della squadra di Osvaldo Bagnoli. Veronese. Come tutti noi. Inimitabile. Come le sue radiocronache. La sua voce ha raccontato per decenni le gesta dei ragazzi gialloblù. Era diventato uno di famiglia grazie al suo modo unico ed inconfondibile di descrivere il nostro amato Verona. La storica cavalcata di Tricella e compagni è anche sua.
Ti saremo per sempre grati per le emozioni che ci hai fatto vivere. Nei nostri cuori resterai in eterno. Proteggi da lassù i colori gialloblù. Ciao Roberto.
Una favola senza fine
La pagina celebrativa de La Gazzetta dello Sport, in edicola oggi, per lo scudetto 1984/85 dell’Hellas Verona di Bagnoli.
Verona campione d’Italia
Lo striscione che capeggia nella piazza dello scudetto a Lavagno per celebrare il 35º anniversario della storica impresa dell’Hellas Verona di Osvaldo Bagnoli.
Buon 12 maggio, Verona!
12 maggio 1985 - #AtalantaVerona 1-1
‘È finitaaa! Campioni, campioni, campioni, campioni! Il Verona è Campione d’Italia 1984/85’. Commentava così la voce di Roberto Puliero, che ci ha lasciato pochi mesi fa, il giorno più bello della storia recente della nostra città. Favola o realtà? Qualcuno ancora non lo sa. BUON 12 MAGGIO, VERONA! SIAMO CAMPIONI D’ITALIA!
Fonte e foto: Hellas Verona FC
Di Gennaro: “35 e non sentirli!!”
“Amici per sempre, questo è quello che conta, lo scudetto l’apoteosi finale!! 35 e non sentirli!!” il commento e la foto pubblicati sui social da Antonio Di Gennaro.
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Volpati: “Il gol senza scarpa di Elkjaer l’immagine dello scudetto. La partita chiave il 5-3 di Udine”
“Lo scudetto ce lo siamo trovati per strada. La convinzione è arrivata nel cammino. Nelle ultime 5 gare eravamo in riserva e abbiamo avuto paura di non farcela. Siamo riusciti a far punti rinunciando allo spettacolo. La vittoria con la Lazio e il pareggio di Bergamo sono state le gare più difficili: eravamo allo stremo. Come giocava quel Verona? Molto offensivo. Due punte più Fanna e un mediano come Briegel che ha segnato 9 gol quell’anno. Bagnoli amava moltissimo il gioco verticale, il tiki taka non gli piacerebbe, come i passaggi laterali. Per lui il massimo era lancio del portiere, spizzata del centrocampista per la punta. Comunque chiedeva alla squadra di giocare sempre un buon calcio, propositivo, ma di profondità. Anche ai difensori chiedeva di cercare le punte - ha dichiarato a La Gazzetta dello Sport, Domenico Volpati - Elkjaer? Altro che Copenaghen, doveva nascere a Napoli. Si è inserito benissimo nel gruppo: ironico, simpatico, trascinante. Ci organizzava tournèe in Danimarca. Ci stavamo 10 giorni e ci diverti- vamo come matti. In campo era un cavallo da corsa, un purosangue. Quel gol senza scarpa se lo ricordano tutti, è un po’ l’immagine scudetto. Le partite chiave? Alcuni dicono l’1-1 con la Juve a Torino al ritorno. Altri il 3-1 alla Fiorentina a Firenze. Io ne dico una giocata molto prima: il 5-3 di Udine. Nel fango, sotto la pioggia. Una battaglia con rivali come Zico, Mauro, Edinho. Tre a zero il primo tempo per noi, loro però rimontano. Con una grande reazione siamo riusciti a vincere. Qui abbiamo fatto capire di che pasta eravamo fatti. Vero che eravamo ancora lontani dal traguardo. Ma quella vittoria ci ha rafforzato e dato consapevolezza di poter fare qualcosa di straordinario”.
Fanna: “Una favola che è diventata realtà. Nessuno come Osvaldo Bagnoli”
“Il nostro ingresso in campo per la partita che chiuse il campionato, la festa con l’Avellino. Le bandiere, la festa, il Bentegodi stracolmo. Ci saranno state sessantamila persone, non riuscivi a vedere le facce, tante ce n’erano. E poi segnai io il primo gol, e non avrei mai smesso di correre per esultare. Sul momento non potevamo capirlo. Entusiasti, increduli, frastornati: i sentimenti ci travolgevano, è stato qualcosa di irripetibile. Sì, ci siamo accorti dopo di tutto quello che era accaduto. Un nome su tutti? Osvaldo Bagnoli. Con poche parole, otteneva tutto da ogni giocatore. Modesto, umile, un uomo straordinario. E un allenatore vincente per mentalità. Con lui si andava all’attacco. Se il terzino si fermava sulla trequarti lo incalzava, doveva salire. Nessuno è stato come lui. Abbiamo condiviso non solo le vittorie ma soprattutto i valori dell’amicizia e del ri- spetto. Eravamo una squadra fuori dal campo - ha dichiarato al Corriere di Verona, Piero Fanna - Il più brontolone? Luciano Marangon... Ma, in realtà, lì per lì si lamentava, dopo era il primo a impegnarsi, non si tirava mai indietro. Per spirito spiccavano “Piso” Bruni e Totò Di Gennaro: sempre con la battuta pronta. Due toscani, ce l’avevano nel sangue. Vincere è sempre bello, ma qui è stato, è e sarà per sempre qualcosa di irraggiungibile per le emozioni che ho provato. Ai miei nipoti, quando cresceranno, parlerò del nostro Verona e di quello che facemmo nel 1984-85. Sarà come raccontare una favola che è diventata una realtà. Lo scudetto dell’Hellas è stato l’ultima poesia di un calcio che non esiste più”.
12 maggio 1985, Hellas Verona campione d’Italia
Domenica 12 maggio 1985, allo stadio Atleti Azzurri d’Italia, pareggiando per 1-1 a Bergamo con l’Atalanta, l’Hellas Verona conquista lo scudetto sotto la guida di Osvaldo Bagnoli, classe 1935, indole forgiata nella periferia milanese e operaia della Bovisa. Oltre a quello dell’allenatore, diversi i nomi che sono rimasti impressi nella memoria di chi assistette a quell’impresa che, decennio dopo decennio, è entrata sempre più nella leggenda: il portierone Claudio Garella, destinato poi a un altro tricolore nel 1987 con il Napoli di Maradona; il difensore tedesco Hans-Peter Briegel, non tanto roccioso quanto proprio scolpito nel granito; l’inesauribile centrocampista Antonio Di Gennaro; il fantasista nostrano Pietro Fanna e l’attaccante altrettanto “doc” Giuseppe Galderisi, detto “Nanu” e capocannoniere di quell’incredibile stagione gialloblu con 11 goal in 29 partite. Infine, il fuoriclasse danese Preben Larsen Elkjaer, autore in quel di Bergamo della rete che laureò il Verona campione d’Italia, ma anche di un incredibile goal realizzato alla Juventus… calciando senza una scarpa: roba da nulla per uno soprannominato “Cavallo Pazzo” e che in quel magico 1985 fu secondo solo a Michel Platini nella classifica del Pallone d’Oro. In testa dalla seconda giornata, il Verona venne riagganciato temporaneamente dall’Inter alla 15ª ma di fatto compì una lunga cavalcata solitaria, chiusa poi a quota 43 punti con 15 vittorie, 13 pareggi e due sole sconfitte, una contro l’Avellino e l’altra contro il Torino, che si piazzò secondo con quattro lunghezze di distacco dagli scaligeri. Questi i numeri dell’impresa gialloblù.
Grazie eterni campioni!
ROSA:
Claudio Garella, Sergio Spuri, Mauro Ferroni, Silvano Fontolan, Fabio Marangon, Luciano Marangon, Roberto Tricella, Hans-Peter Briegel, Luciano Bruni, Antonio Di Gennaro, Dario Donà, Piero Fanna, Luigi Sacchetti, Franco Turchetta, Domenico Volpati, Preben Larsen Elkjaer, Giuseppe Galderisi.
Fabio Marangon: “12/05/85… Ricordo indelebile”
La foto ed il commento pubblicati sui social dall’ex gialloblù, Fabio Marangon, nel giorno del 35ª anniversario dello scudetto dell’Hellas Verona 1984/85
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