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Emergenza coronavirus, ripresa allenamenti: gruppi divisi e tamponi
La Federazione medico-sportiva ieri sera ha comunicato le linee guida da rispettare per la ripresa degli allenamenti dei professionisti.
Il gruppo di lavoro verrà diviso in due gruppi. Da una parte ci sono i “positivi accertati e guariti”, ma anche quegli atleti che a giudizio del responsabile sanitario “abbiano avuto sintomi riferibili – fra i quali 37,5 gradi di febbre, tosse, astenia, dispnea, mialgie, diarrea, anosmia, ageusia”. Dall’altra ci sono i negativi, gli asintomatici nel periodo (quindi i non testati), ma anche coloro che sono stati a contatto con i positivi (compagni di squadra o familiari). Le disposizioni prevedono la necessità di un esame clinico effettuato dal responsabile sanitario e di sottoporsi al tampone (o test simile). Gli atleti RNA negativi si sottoporranno al test IgG/IgM (ricerca anticorpi). In base all’esito del controllo saranno considerati o immunizzati, o ancora soggetti all’infezione e quindi con la necessità di sottoporsi al tampone ogni 4 giorni. Questo prevede la prima parte del protocollo - si legge su La Gazzetta dello Sport - Per quanto il primo gruppo, cioè i positivi o coloro che hanno presentato sintomi ”riferibili” al coronavirus, la lista dei controlli per i positivi comprende il test cardio polmonare, l’ecocardiogramma color doppler, l’holter per 24 ore inclusivo anche di una seduta di allenamento, la spirometria, gli esami ematochimici, la radiologia polmonare. Dopo tutto questo ci dovrà essere un “nullaosta infettivologico” per la ripresa. Il periodo individuale di graduale recupero sarà di 15 giorni. Per il secondo gruppo, oltre al tampone ogni 4 giorni, è previsto un test da sforzo massimale, l’ecocardiogramma, la spirometria e le analisi ematochimiche.
Udinese-Hellas Verona 3-5 in diretta alle ore 15
10 febbraio 1985, una partita che è entrata di diritto nella storia dell’Hellas Verona. I gialloblù di Osvaldo Bagnoli si impongono a Udine 5-3. Alle ore 15, Telearena farà rivivere le emozioni di quella sfida, col commento dell’eterna voce gialloblù, Roberto Puliero.
D’Amico: “Parlare ora di mercato è impossibile. Il calcio può aspettare, noi siamo dei privilegiati. I sacrifici li fanno altri”
“È un momento delicato per tutti noi. Credo che lo spazio vada dato a chi davvero sta lavorando per risolvere questa pandemia. Ho amici medici e infermieri sia qui a Verona che a Pescara. Siamo tutti in ansia per i nostri cari. Il calcio può aspettare, anche se noi dobbiamo seguire delle regole che ci vengono dettate dall’Uefa, dalla Figc e dalla Lega. Ha detto bene il nostro presidente Setti. Prima la salute e poi quando tutto sarà finito torneremo a giocare - ha dichiarato a L’Arena, il direttore sportivo dell’Hellas Verona, Tony D’Amico - Cerchiamo di fare a casa quello che avremmo fatto in ufficio. Manca il campo ma è una parte fondamentale. Mi sento spesso col mister, i ragazzi e tutti i componenti del Verona, vivaio compreso. Faccio almeno tre ore di video al giorno, anche la sera qualche volta. Sono filmati che arrivano da ogni parte del mondo. Sudamerica, Europa, e un po’ d’Asia. Segnalazioni, partite di un mese fa, insomma tanto lavoro per apprendere. Di questo periodo disgraziato mi tengo la grande opportunità per avere tempo a disposizione per il lavoro di scouting e come tutti per la famiglia. Stiamo attendendo tutte le indicazioni dalle varie istituzioni. A noi a giugno scadono dei contratti e altri iniziano in un altro club. Chi lo sa cosa decideranno ad esempio se si dovesse giocare a luglio, credo ci diranno qualcosa su come comportarci. Mercato? Impossibile parlarne adesso. Non sappiamo se finiremo la stagione o se giocheremo in estate inoltrata. Tutto prematuro il resto sono solo ipotesi di chi ne parla. Juric? Ci sentiamo quotidianamente e sta bene. Ripeto siamo tutti preoccupati per la salute e poi vedremo che cosa accadrà. Speriamo a metà mese di avere delle indicazioni più chiare dal governo per la vita di tutti noi e di conseguenza della nostra attività. Siamo dei privilegiati e lo dico sempre ai ragazzi. I sacrifici li fanno altri. Persone che stanno soffrendo perché malate ed altre che hanno perso o perderanno il lavoro, il calcio può anche aspettare”.
Kumbulla: ”Giocare in A con la maglia dell’Hellas è indescrivibile. Ringrazierò sempre Juric e D’Amico. Contro la Juve la serata più bella della mia vita. Sogno la Champions”
“I giovani albanesi vengono da una cultura differente, che magari permette loro di avere più stimoli e ambizioni. Le mie origini mi hanno trasmettono un forte senso di appartenenza alle tradizioni e alla storia del mio popolo. È un sentimento che mi spinge a dare sempre il massimo. Il gesto del premier albanese Rama? Sono orgoglioso. In un momento così difficile per l’Italia, Paese che è sempre stata al fianco dell’Albania quando ne ha avuto bisogno. Ringrazio lui e i medici che sono venuti in Italia. Che effetto mi fa giocare in A con la maglia che indosso sin da bambino? Penso sia il sogno di tutti: già è difficile arrivare in alto, farlo con la squadra con cui tutto è iniziato è indescrivibile. La prima volta che ho detto “voglio fare il calciatore”? Avevo 10-11 anni: lì ho capito che quello che volevo fare veramente era giocare a calcio, facendo di una passione, una professione. E viceversa. La prima volta invece che ho detto “ce l’ho fatta”? Quando ho segnato il mio primo gol in serie A, di testa, contro la Sampdoria: un momento indelebile. Se è vero che avevo il poster di di Chiellini in camera da ragazzino? Sì: ho sempre ammirato la sua grinta e la sua voglia di migliorarsi. È un autentico guerriero in campo. Qual è il segreto di questa solidità in difesa? Siamo un gruppo molto unito sia in campo che fuori. E questo aspetto aiuta a lavorare sul campo - ha dichiarato al Corriere della Sera, il difensore dell’Hellas Verona, Marash Kumbulla - Juric? Trasmette molto bene le sue idee: sa quando c’è da caricare la squadra e quando c’è bisogno di allentare la presa. Lo ringrazierò sempre per la fiducia che mi ha dato, al pari del direttore sportivo Toni D’Amico, che è stato il primo a credere in me, anche nei momenti difficili che ho attraversato. Cos’ha tirato fuori da me, Juric? Il furore agonistico, che magari sapevo di avere, ma che forse nell’ultimo anno avevo un po’ smarrito.... 8 febbraio? Finora è stata la serata più bella della mia vita, perché ho festeggiato (20 anni, ndr) con la vittoria contro la Juventus. E per poco non ci è scappato anche il gol (annullato dalla Var, ndr). Dopo la gara non sono riuscito a dormire, a causa dell’adrenalina che avevo dentro di me: è una partita che porterò sempre nel mio cuore. L’attaccante che mi ha messo più in difficoltà? Dybala, per le caratteristiche tecniche e fisiche: un funambolo. Qual è il mio sogno? Giocare in Champions. E come uomo creare una famiglia, rendendo felici le persone che mi vogliono bene”.
Presidente UEFA: “Il 3 agosto deve essere finito tutto”
“Il 3 agosto tutto deve essere finito, sia in Champions che in Europa League. La situazione è straordinaria. Possiamo giocare nelle stesse date dei campionati locali, agli stessi orari; dobbiamo essere flessibili. Se la crisi si ferma, inizieremo prima. Si può giocare con il sistema attuale o in gara secca col sorteggio della squadra che gioca in casa, o su un campo neutro. Per ora è solo un'ipotesi quella di giocare delle Final Eight o delle Final Four. L'unica decisione sbagliata sarebbe quella di giocare in un modo che metta in pericolo la salute di giocatori, tifosi, arbitri. Ma se ci sono le condizioni di sicurezza, non vedo alcun problemi" ha dichiarato a Zdf, il presidente della UEFA, Aleksander Ceferin.
AIC, Tommasi: “Oggi non c’è nessuno stipendio da sospendere. Sarà il comitato scientifico a valutare se si potrà continuare”
“Siamo stati interpellati due volte dalla Lega, non so quale sia l'oggetto da contendersi. Abbiamo cercato intesa che non escludo possa esserci nei prossimi giorni. Abbiamo parlato di norme legate all'accordo collettivo, spostando termini, al quale abbiamo aderito. Vogliamo capire qual è l'idea della Lega che dice soltanto di sospendere gli stipendi. In questo momento fare polemiche è fuori luogo, visto il momento. Sospensione e cancellazione sono due cose diverse, oggi non c'è nessuno stipendio da sospendere, ci sarà tempo e modo per prendere un accordo a seconda di come va il campionato. Accordo Juventus? Ne eravamo a conoscenza, è stato un accordo che ha trovato l'intesa tra tutti i tesserati, quindi non può far altro che piacere, anche alla Lega. Accordo lineare per tutti? C'è un accordo collettivo fissato con la Lega, è ovvio che se le società ed i calciatori - a livello individuale o collettivo - giungono ad accordi, tutto fila liscio. In altre società c'è bisogno del nostro appoggio e noi ci siamo. Con la Lega Pro abbiamo portato avanti il tema, ancora non chiarito del tutto, tutti gli accordi devono essere rispettati dalle parti, basta che tutti siano d'accordo, ma ognuno può organizzarsi su basi diverse. Non so chi mette voci in giro sulla nostra indisponibilità, il nostro lavoro è far sì che vengano rispettate le regole. La Premier League chiede il 30% dello stipendio, finanziando chi sta sotto e la Premier stessa. Le altre istituzioni come partecipano alla situazione? C'è un grande tema, non si capisce il destino della stagione, che cambierebbe prospettiva della stagione e del club. Nell'eventualità in cui la stagione si chiude prima, c'è una prospettiva, ma magari non si porta neppure a termine. Da parte nostra non c'è chiusura, in nessun caso. Giusta lettera di UEFA ed ECA? Sarà il comitato scientifico a capire se si può continuare o no. In consiglio federale capiremo eventualmente come fare, ma solo se verrà dichiara la possibilità da chi ha la responsabilità, oggi, per la salute. Come si sta muovendo l'AIC? Abbiamo aperto un conto corrente a supporto ogni singola organizzazione dei giocatori ad ogni livello, quelli della lega dilettanti devolvono le multe dell'anno. Con la Lega Pro siamo in continua discussione, quanti più soggetti partecipano, tante più possono essere le soluzioni. Percentuale fissata? Non stiamo trattando di nulla, perché nulla è stato chiesto. Stiamo parlando con la Lega Pro per tutelare i contratti minimi, per far sì che questa crisi non si ripercuoterà troppo sui club. La nostra preoccupazione in questo momento è anche la sopravvivenza delle società. Un giocatore in scadenza di contratto avrà posizioni diverse rispetto a chi ha altri anni di contratto" ha dichiarato a Radio Punto Nuovo il presidente dell’AIC, Damiano Tommasi.
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Emergenza coronavirus, da lunedì i primi pazienti nel Centro Federale di Coverciano
L’iniziativa voluta dal presidente Gabriele Gravina prende forma grazie alla collaborazione con il sindaco di Firenze Dario Nardella, che ha ribattezzato il Centro la ‘Casa della solidarietà’, e l’Azienda USL Toscana Centro, che ha preso in carico la struttura e che sarà gestita con il coordinamento sanitario di zona e della Società della Salute.
Con questa disponibilità la FIGC e Federcalcio Servizi, società partecipata per intero dalla Federazione, contribuiscono fattivamente per raggiungere l’urgente obiettivo di trovare camere, nel settore ricettivo toscano, per far fronte alle eccezionali necessità legate all’emergenza sanitaria che il Paese sta vivendo. Una disponibilità che, nelle intenzioni del presidente Gravina espresse nella lettera inviata al sindaco Nardella, rappresenta ‘l’ulteriore testimonianza del forte legame che unisce la FIGC alla città di Firenze’. Un sostegno concreto che si inserisce nel quadro generale delle iniziative di solidarietà che il calcio nel suo complesso, e la Federcalcio in particolare, stanno mettendo in campo per fronteggiare questa drammatica contingenza.
Conclusi i sopralluoghi effettuati dalla Protezione Civile del Comune di Firenze, che installerà un presidio all’interno del Centro, è stato dato il via libera per attuare l’isolamento domiciliare, non risultando al momento necessari diversi interventi, per i pazienti positivi al COVID-19 che alla data delle dimissioni risultino autonomi, clinicamente guariti, ma ancora positivi al tampone e che siano impossibilitati a risiedere presso la propria abitazione. Sono 54 le camere che potranno esser utilizzate, insieme a tutti gli spazi comuni della Casa delle Nazionali, famosa all’estero come l’Università del calcio. Un luogo iconico, immerso nel verde fiorentino, dove sono stati costruiti, dal ’68 ad oggi, tutti i successi delle Nazionali italiane di calcio.
Sono felice che la nostra disponibilità sia stata accolta con tanto entusiasmo dal sindaco Nardella - dichiara il presidente Gravina - siamo a disposizione, con tutti i nostri mezzi, per contribuire alla gestione dell’emergenza. Mi auguro che l’accoglienza nel Centro federale di Coverciano possa favorire la piena guarigione di tutti coloro che saranno ospitati”.
"Ringrazio il presidente Gravina e la FIGC per aver messo la struttura di Coverciano a disposizione della città di Firenze - ha detto il sindaco Dario Nardella -. È la prima volta che questo complesso viene utilizzato a fini sanitari: rimarrà nella storia, ma soprattutto ci aiuterà a gestire tutta la fase di emergenza da lunedì in poi". Fonte: figc.it
Doniamo un sorriso ad ABEO
Stiamo attraversando un momento molto difficile, che mai avremmo pensato di dover affrontare. Anche dei nostri cari amici stanno soffrendo, amici che solitamente si prendono cura, con tutto l'amore possibile, di bambini e delle loro famiglie. Oggi è ABEO ad avere bisogno di noi, di tutti noi. Il COVID-19 ha tolto all'Onlus la possibilità di finanziarsi attraverso la vendita delle uova di Pasqua: oggi tocca a noi sostenere chi tutti i giorni dona un sorriso e una speranza.
ABEO ha bisogno di noi, di tutti noi
Anche un piccolo gesto può fare la differenza
Intestazione
ASSOCIAZIONE BAMBINO EMOPATICO ONCOLOGICO
Iban
IT38S0503411705000000048124
Fonte: hellasverona.it
Zigoni: “Come si può parlare di calcio coi morti in corsia? Se tutto va bene si riprende a settembre. Il denaro è la rovina del mondo”
“Il denaro vince sempre sull’uomo. Ma non vi vergognate? Avete deriso i belgi perché hanno chiuso il campionato, avete messo alla graticola Cellino perché non vuole giocare. Ma come si può parlare di calcio con i morti in corsia? Con i corpi bruciati senza l’ultimo saluto, con la gente che si contagia ogni giorno. Il denaro è la rovina del mondo. Mi dispiace che Setti voglia giocare ma credo sia trascinato in quel covo là, la Lega. Se Lotito vuole lo scudetto, dateglielo. Anzi ho una proposta: perché non giocano i presidenti? Dai facciamo gli uomini, per Dio. Non hanno rispetto nè dei morti e nè di medici e infermieri - ha dichiarato a L’Arena Gianfranco Zigoni - Se tutto va bene si riprende a settembre oppure ottobre e con il pubblico. Da gennaio si fa il prossimo campionato e con il pubblico, perché il calcio senza tifosi non è più calcio”.
Melis: “Ricordo indelebile il gol del 4-3 al Bentegodi contro il Parma. A Verona ho trovato tutto, famiglia ed amici”
Nella quotidiana finestra sul profilo Instagram di Hellas Live (ore 18) ospite l’ex centrocampista dell’Hellas Verona, Martino Melis.
“È un momento difficile ma dobbiamo tenere duro. Sono rimasto tantissimo legato a Verona ed ai suoi tifosi. Nella vostra splendida città ho trovato tutto, famiglia ed amici. Ho cercato di stare il più possibile all’Hellas, sino a che mi è stata data la possibilità. Verona-Parma 4-3? È la partita che ricorderò per sempre. Il gol mi ha regalato una fortissima emozione che non ho più rivissuto nella mia carriera. Ho sempre dato tutto quello che potevo fisicamente, mettendo in campo sempre il cuore. Di ricordi ne ho tanti, come l’anno della promozione con Prandelli, dalla B alla A, quando feci ben 11 assist. Coi tifosi poi, che bel rapporto... Sono stato sempre vicino alla gente e credo molto nel rapporto tra giocatori e tifosi. Ho sempre amato il rapporto stretto con loro. E con loro ho affrontato sia i momenti belli che quelli brutti, riconoscendomi sempre la serietá di quello che facevo. Il trasferimento all’Hellas Verona? Per una sorta di coincidenze ho avuto la fortuna di entrare col Chievo nello scambio con Corini, anche se ero già in trattativa col Torino. Ma quando mi è stata prospettata questa possibilità ho subito scelto Verona, squadra che in quel momento giocava nel migliore dei modi per quelle che era le mie caratteristiche. Ricordo bene l’esordio al Bentegodi contro il Ravenna - ha dichiarato Melis - Malesani? L’avevo al Chievo e sono stato sempre legato a lui, allenatore che ha creduto tanto in me, insegnandomi ad approcciarmi all’allenamento in maniera professionale, un tecnico molto avanti col suo 3-4-3. Prandelli? Mi ha insegnato la competenza calcistica e mi è dispiaciuto molto quando le nostre strade si sono divise. Perotti? Ho avuto un buon rapporto anche con lui anche se alcune volte non ci siamo capiti, ma alla fine abbiamo stretto un rapporto serio. Con Ficcadenti invece la mia sincerità è pesata, creando dei fraintendimenti. Anche a Salvioni ho sempre detto quello che pensavo creando qualche difficoltà nel rapporto, riappianato poi nel tempo. Da allenatore a chi mi ispiro? Per alcune qualità come la possibilità di modificare il gioco a partita in corso, Malesani, cercando di diversificare i moduli. Come rapporti umani invece a Prandelli perché mi ha insegnato che i giocatori sono la cosa più importante, tanto che il mio allenamento è votato all’insegnamento. Come maestri poi ho avuto anche Guidolin e Spalletti che mi hanno insegnato a ragionare in campo, per capire il gioco e le situazioni che si svolgono durante una partita. Tutti mi hanno lasciato un bagaglio importante che oggi cerco di mettere a completa disposizione dei miei ragazzi (Cagliari Under 17, ndr). La cosa importante è il bene comune e poi il bene del singolo - sottolinea Melis - Il ricordo di Reggio Calabria? Pur in sofferenza, eravamo un gruppo unito che ci ha messo sempre il cuore in campo e nelle difficoltà, ha saputo rafforzarsi. Sentivamo di potercela fare, volevamo fortemente ottenere la salvezza e alla fine, ce l’abbiamo fatta. Al triplice fischio finale è stata davvero dura arrivare negli spogliatoi (ride, ndr). È un ricordo fantastico della mia carriera. La partita di Piacenza invece è completamente diversa. La squadra non era unita e non c’era quella unità d’intenti. Non ci siamo accorti in tempo che quel calcio spumeggiante non lo potevamo più fare e non abbiamo avuto la forza di adattarci ad un altro tipo di gioco. La Serie A è un campionato che non perdona! Il percorso del girone di ritorno, con 10 partite senza risultato, fa capire tutto. Per la testa che avevamo, era sempre la partita dopo che avrebbe sistemato tutto. Ma purtroppo non è stato così. Il Verona di oggi? Ho cercato di studiarlo. Juric sta facendo un percorso alla Gasperini, ha molto coraggio nel modo in cui interpreta le partite, un calcio agressivo con molti duelli e giocatori giovani. Una scelta importante ed azzeccata da parte della società”.
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